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GERMANY Prof. Dr. Edith Neubauer, Berlin

Odette Farrells künstlerisches Schaffen steht fast ausschließlich im Banne des weiblichen Körpers. Ihre zarten, biegsamen Frauengestalten machen den Betrachter nachdenklich. Das Zusammenspiel von Bewegung, Ausdruck und Farbgebung zielt perfekt auf das intensive Anliegen der Künstlerin, ihren dargestellten Frauen eine Isoliertheit von der realen Umwelt zu verleihen, die aus ihrer Gedankenverlorenheit, ihrer tiefen Nachdenklichkeit resultiert. Sie sind verletzbar, voller unlösbarer Fragen, sie sind nie gelöst und glücklich, vielmehr einsam und traurig. Gerade in der Andeutung „Bowing woman“( Mixed media on paper 2004) offenbart sich die ganze Wucht dieser sehr individuellen Gefühlswelt.

Selten sind im Bild Mann und Frau vereint (Blues on red couch 2005). Selbst dann ist eher Befremden spürbar als menschliche Wärme und Zuneigung. Auch „Adamo 62“ (Technica mixta su carta 2000 ) ist kein selbstbewusster Kraftprotz, sondern ein Tastender, ein Fragender.

Der Einfluss des österreichischen Expressionisten Egon Schiele ist unverkennbar. Ihm steht Odette Farrell nahe, nicht nur stilistisch, sondern auch inhaltlich Doch ihre Bildsprache ist unverkennbar eigen, Odette ist eine Suchende, Fragende –berührend in ihrer unmittelbaren Wahrhaftigkeit, ausgeliefert einer bohrenden Sinnfrage. Fertige Antworten hat sie nicht, das macht ihr Werk so anregend, so lebendig und so liebenswert.


MEXICO Tere Cabrera, Ciudad de México

Carta sobre la exposición DE LO URBANO Y DE LO FEMENINO, Abril 2006.

Odette, sobre el comentario que tengo de tu exposición es que de verdad me impactó. Además del nivel que tienes en el manejo del dibujo (que en lo personal me dice mucho de un artista) el tratamiento que le das al cuerpo femenino que habla sobretodo de la sensualidad. He tomado algunos instantes para pensar que eres de las pocas artistas mujeres que hablan de la sensualidad femenina. A lo largo de la historia del arte creo que este aspecto fue dominado por el género masculino. La mujer pintora como Berthe Morrisot (por ejemplo) habla sobre la ternura femenina, pero no ha sido un lugar común el que una mujer plasme el erotismo femenino. Pienso que en la literatura y en la fotografía ha sido más trabajado, pero poco en la pintura. Creo que tienes una veta importante para explotar, lánzate, proyéctate a los espacios de mayor renombre porque tienes -no quiero usar las palabras trilladas de "talento" o "potencial"- sólo quiero decirte que tus obras tienen una fuerza que llegan a transmitir.

Creo que es posible abordar un buen estudio teórico de tu obra desde la metodología del género, porque saldrían cosas muy interesantes. Bueno, sólo quise darte mi punto de vista que desde luego se acota a una lectura de las muchas que podría tener tu obra.

  ITALY Roberto Malfatti, Livorno

I corpi e i volti che Odette Farrell dipinge sono immersi (o sospesi) in una sorta di atmosfera in cui mancano completamente riferimenti, e quindi certezze, spaziali e temporali. Sono non-luoghi per orientarsi nei quali è inutile, in quanto impossibile, utilizzare coordinate. La dimensione in cui la Farrell si muove è simile a quella precedente al Big-Bang, in cui tempo e spazio esistevano già, ma erano latenti, ancora inespressi.

Le forme rappresentate sono forme dissolte, prive di contorni e si affermano come entità in grazia della loro stessa esistenza e non del loro essere rappresentati.
E' del tutto assente la pur minima ricerca prospettiva perchè mancano le premesse stesse per la sua possibilità di esistere.

I quadri della Farrell quindi non attestano una qualche ricerca di ordine nel caos dell'esistenza; testimoniano piuttosto il suo indagare le origini stesse dell'esistenza. Non è una ricerca di tipo teologico e, benchè il modo di procedere non sia di natura speculativa, è distante anche dalla contemplazione onirica, come dimostra l'assenza totale di simbolismi.

La rinuncia della Farrell alle connotazioni spazi-temporali non è una scelta puramente estetica, non almeno nel significato minore di questo termine, ma conseguenza della sua visione del mondo attuale e della sua presa di distanza dal relativismo di comodo dei nostri tempi, che abbattendo alcune barriere e abolendo alcuni limiti, ne ha innalzati molti altri e non meno facili da valicare.
Le certezze diffuse dall'espansione dei mercati e la convinzione che ognuno avrebbe fruito delle ricchezze da essa prodotte hanno mostrato anche la precarietà e l'insostenibilità di questa corsa. L'armonia tra i popoli non ha sostituito la discordia e abolito i conflitti; allo stesso tempo l'individuo non è più in pace di prima con se stesso: è inquieto e insicuro.
In questo mondo che cerca di essere suadente e ottimista, la morte, il dolore e la solitudine sono attive come non mai. Che questo avvenga mentre disponiamo di conoscenze e di ricchezze mai godute dell'umanità, non può che gettare ombre sulla natura stessa dell'essere umano e alimentare gravi dubbi sul suo preteso desiderio di diffondere luce.

Ecco quindi che la Farrell decide di uscire dal corso degli eventi, si mette ai margini e si aggrappa all'unica zattera di salvezza che le appare affidabile: l'arte. Questa azione non rappresenta una fuga di stampo romantico, è al contrario un'immersione totale nel magma che in questo preciso momento storico sta ribollendo sotto la crosta e in parte sta fuoriscendo.

Uno dei colori più riconoscibili e maggiormente utilizzati dalla Farrell è quello dell'erotismo, un erotismo puro, incontaminato.
E' nell'erotismo che la Farrell vede la forza (tra quelle di natura materiale) capace non soltanto di assicurare la continuità della vita, ma anche la sua pienezza.
I volti che l'artista dipinge molto spesso portano i segni del dolore e dell'angoscia e raramente sembrano trovare quiete; allo stesso modo i corpi spesso appaiono contratti. Ciò dimostra che non è sufficiente astrarsi in una dimensione fuori dal tempo per trovare la pace: i nostri dolori, le nostre paure, i nostri incubi, ci seguiranno anche lì.
Ciò che occorre fare è risalire in quella dimensione primigenia e questa operazione di recupero richiede immensa fatica e il controllo lucido e costante del proprio operato.
L'uomo logico, razionale e tecnologico del nostro tempo ha compreso i limiti della propria logica, della propria razionalità e della propria capacità di dominare il mondo. Deve rifondare il suo rapporto con la vita: questo è ciò che Odette Farrell cerca di dire con i suoi colori. 

Suggerisco la lettura di questo saggio di Achille Bonito Oliva dedicato a Egon Schiele, forse l'artista che più di ogni altro ha ispirato Odette Farrell.